E così che iniziò un gran bel film……Vasco Rossi nasce il 7 Febbraio 1952 a Zocca, una tranquilla località sull’Appennino a metà tra Modena e Bologna. Figlio della Signora Novella Corsi, una tranquilla casalinga, sempre indaffarata tra le faccende domestiche e piccoli lavori che svolge per conto terzi, tanto per arrotondare il menagè familiare. Il padre Carlo fa il camionista e, come tutti gli appartenenti a questa categoria, nasconde un animo sensibile e generoso, sotto la scorza burbera, creata dal duro lavoro. Il nome Vasco viene imposto proprio dal Signor Carlo, è un nome che lo ossessiona da diversi anni. Da quando cioè, prigioniero di guerra in un campo di concentramento in Germania divideva le sue giornate con un amico di nome appunto Vasco. L’adolescenza di Vasco trascorre tra l’amore dei genitori, (è il padre che lo vizia più di tutti) quello della nonna Ortensia, chiamata però Norina, degli zii naturali e da quelli “adottivi” Ivana e Ceccho.Questi ultimi sono in realtà solo degli amici di famiglia che però trattano Vasco come un figlio, avendo loro solamente una bambina: Caterina, che Vasco considera alla stregua di sorella. La zia Ivana sarà una figura predominante nella vita del ragazzo, è la persona alla quale rivolgersi ogni volta che si presenta un problema con i genitori o per sfuggire ai rimbrotti della mamma, ma anche più avanti negli anni, Vasco, avrebbe dimostrato di temere più i giudizi della zia, molto più energica, che quelli della madre. Lo scolaro Blasco non eccelle certo nella scuola ma non è neppure sotto la media, è un normalissimo bambino di paese che rispetta le regole e la vita non certo esaltante del paesello di Zocca. Anche con la musica non ha inizialmente un approccio eccezionale; canta nel coro della parrocchia (tutti sbagliano….prima o poi…) e qualche volta alle riunioni familiari o di circolo, però il carattere timido e schivo gli impedisce di assaporare appieno i trionfi di quelle esibizioni.Qualche anno più tardi, all’età di dodici anni, partecipa al Teatro Comunale di Modena ad un concorso per ragazzi…l’ Usignolo d’Oro….. poveri noi…, dove si classifica al primo posto ottenendo 100 punti su 100. E’ ovvio che al Blasco le vittorie son sempre piaciute, ci prende gusto e pensa :”Cazzo allora son forte…..”e inizia a fondare la sua prima orchestrina formata da parenti e amici, dove lui canta e suona la chitarra. Il gruppo si chiama “Killer” in un primo tempo, dopo di che, forse perché troppo cruento come nome, viene ribattezzato “Little Boys”……più consono all’età del Blaschettino. Repertorio…tristezza….due brani dei Camaleonti, uno di Caterina Caselli ed un pezzo degli Shadows .Si riuniscono a volte a casa di Vasco, a volte a casa di un amico e fanno anche serate nell’unico albergo di Zocca, l’Hotel Panoramic. Il padre Carlo, nell’intento di migliorare la cultura di Vasco, decide di iscriverlo al Collegio Salesiani di Modena. Ma mica sa il danno che fa scegliendo questa strada….Vasco non si adatta alla vita rigida e chiusa del Collegio;non ama la promiscuità con gli altri ragazzi, diversi da lui sia per estrazione sociale che per educazione. Ma ve lo immaginate un Vasco con la divisa che dice sempre sì padre va bene madre….va bene, va bene, va bene così??cosa???? L’unico con cui lega è Sergio Silvestri, provinciale anche lui, anche lui un disadattato della situazione, un sempre scomodo. Entrambi hanno la passione per la musica e Sergio insegna a Vasco nuove tecniche per suonare la chitarra, tecniche imparate da un ragazzo bellissimo, abbronzantissimo chiamato Maurizio Solieri. La ferrea disciplina, la repressione, l’ambiente austero fanno sì che Vasco si ribelli di continuo; per ben due volte tenta la fuga…….lo beccano anche a scrivere frasi di ribellione sui muri……insomma un piccolo vandalo!!!!!! Il Blasco minaccia di non finire gli studi se lo rificcano in collegio e alla fine, come sempre, vince e resta a terminare gli studi di ragioneria a Bologna, dove lo ospita una zia (sarà mica Edwige, la zia?). Ma anche qui vede che la diversità, la sua diversità, nel modo di vestire, di pensare rispetto agli abitanti della grande città gli provoca non pochi problemi. A Zocca non và meglio perché quando si rincontra con gli amici di sempre questi lo trovano troppo sofisticato e cambiato….per forza!!!! Scriverà poi che “con il tempo cambia tutto lo sai…..e cambiamo anche noi”….Perla di saggezza!!! Ad un certo punto pensa ” Io sono Vasco…devo diventare qualcuno e devo dimostrare di valere più di tutti…più dei borghesi delle città…più degli abitanti di Zocca…più di tutti…..”. E qui matura il Vascopensiero, forse un po’ nicciano, che lo porta ad emergere, a nascondere quella timidezza che tutte le persone hanno anche quando fanno sognare milioni di persone come noi. Si trasferisce in un piccolo appartamento con altri due ragazzi e diventa uno che in quegli anni (1972) verranno definiti “contestatori”. Per tutti diventa un leader, perché reagisce sempre in maniera dura e strafottente e perché è sempre il primo ad andare a fare macello con il preside del Tanari, l’istituto dove “studia”. Nel tempo libero ascolta una valanga di dischi musicali…..Genesis……Deep Purple…….Chicago e Cat Stevens e inizia a buttar giù le prime poesiole. Questi brani sono più delle poesie musicate (come tutte le sue canzoni) che delle melodie vere; entra a far parte del TeatroEvento, una delle prime compagnia d’avanguardia creatasi in Italia all’epoca della contestazione. Vasco si cimenta come regista, attore, sceneggiatore….insomma un vero artista polivalente!!!!! In questo periodo frequenta la famosa “Osteria delle Dame” dove si riuniscono la parte intellettuale della contestazione, tra cui personaggi del calibro di Guccini e Dalla. Fa un po’ la vita del bohemien di provincia, ma sente che anche quell’ambiente gli sta stretto perché i discorsi sono troppo politicizzati, perché la musica fa contorno, è considerata “cosa di poco conto”. Vasco, che nel frattempo si era iscritto e cancellato dalla facoltà di Economia e Commercio,si iscrive alla facoltà di Pedagogia (per noi perché c’era più sorella del tortellino….la gnocca) ottenendo ottimi risultati.Abbandona ( e meno male per noi) la attività teatrali facendo cadere nel vuoto i suoi sogni alla Steve Mc’Queen e alla Fellini. La casa del Blasco diventa una sorta di casa comune: un posto dove si trovano molti ragazzi a parlare e a discutere del più e del meno, della vita, dell’amore. E quasi per un problema di sovraffollamento di popolazione che Vasco decide di trasferirsi a Modena dove la vita costa di meno e che , inguaribile romantico, è molto più vicina alla Signora Novella mamma del rocker. Temporalmente siamo all’incirca nel 1975 dove imperversa l’emittenza radiofonica, capitanata da Radio Milano International, la prima radio privata del capoluogo lombardo. E’ Marco Ghepardi, un amico del Blasco, che lo notizia al rientro dalla naja di quello che succedeva nei meandri della Milano. Dove la novità chiama, dove le sfide chiamano, dove la comunicazione chiama, Vasco risponde : scappa con gli amici a Milano alla radio e si fa raccontare da Angelo Borra i trucchi del mestiere. Fanno un passaggio al SIM per vedere le attrezzature necessarie…e detto fatto….si salassano 250mila lire Vasco- Ghepardi – Manola Brunini e comprano l’attrezzatura…dischi, nastri, registratori…e fondano Radio Freccia. Ehm, un piccolo errore….quella è un’altra storia!!!!! Dicevamo, trasferiscono tutto a Montombraro di Zocca e grazie anche a dei generosi e folli rilasciatari di fidi bancari nasce PUNTO RADIO. L’intestatario e responsabile amministrativo è lui: il Signor (Squilli di tromba!!!!!) VASCO ROSSI. Ma sappiamo che tra la legge e il Blasco non corre buon sangue: in due settimane la radio con un vero e proprio blitz viene chiusa. Siamo nel pieno caos legislativo per quanto riguarda le trasmissioni dalle antenne private, ma il pretore dà ragione (e come poteva altrimenti!!!) a Punto Radio e ordina il dissequestro delle attrezzature. PuntoRadio copre una vastissima zona d’ascolto…si trasferisce di sede e iniziano ad arrivare i primi fondi pubblicitari. Tra tutti i collaboratori spiccano nomi che successivamente contribuiranno a creare il mito Vasco: Gaetano Curreri(leader degli Stadio), Maurizio Solieri e il mitico Massimino Riva. Ma il vero e unico leader della radio è lui signori e signore, quello che apre al mattino e chiude alla sera le trasmissioni, il più bravo a trasmettere, colui che coordina tutto e tutti: il BLASCO!!!!! Ma niente può durare per sempre…..la magia a poco a poco svanisce…le persone da ragazzi si trasformano in uomini, le radio abbondano e la gente inizia a cercare una vita più gratificante. Ma lui no, il Blasco che è il miglior D.J., continua per la sua strada, per la sua vita spericolata, fatta di eccessi, di serate animate nelle discoteche più famose di Modena, Reggio Emilia, Bologna. Tutti lo sviano, ma tre loschi personaggi, Curreri-Silvestri-Solieri, lo seguono e si propongono nelle sue serate con un gruppo chiamato “Le 5 Lire”. E Vasco timidissimo “inventa” due brani paurosi…Jenny e Silvia (siamo nel 1976) che è solito proporre nella sua trasmissione radiofonica. E il consenso delle sue ammiratrici e ascoltatrici che richiedono sempre più di mettere i due brani in radio che fanno pensare al Vasco” Però per quello che ho da fare potrei anche fare il cantante rock!!!!!Sai quanta gnocca che rimedio???”. E animato da questi propositi di love and peace……più di love che di peace alterna l’attività di D.J. a quella di cantante e incide per una piccola etichetta, la Borgatti un primo disco. Le cose non è che vadano al massimo: con i soldi delle esibizioni che si svolgono principalmente sulla riviera romagnola ci si riesce a mala pena a ripagare le spese di alloggio e di viaggio. Vasco inizia a girare un po’ per l’Italia; partecipa a Radio Estate Giovane e Canta Veneto. I soliti ignoti, fedelissimi al Blasco, sono sempre i soliti : Curreri,Silvestri, e Ricky Portera. Tra tutti anche un ex-chitarrista inglese trapiantato a Bologna: Alan Taylor. E inizia la solita trafila di pellegrinaggi con il master per chi doveva prendere in considerazione, controllare, verificare eventuali connivenze, coincidenze…..del prodotto finito. E qui bisogna dire che, come al solito, le case discografiche più inn, tra cui la Carosello, la EMI, la Fonit-Cetra dicono che il prodotto non è mica adatto per il mercato italiano….che quasi quasi era meglio lanciare il nuovo disco di Claudio Baglioni….che piace alle ragazzine…perché parla di passerotti che non dovevano andare via…..di questo piccolo grande amore…e non della noia….della vita che scorre un po’ così…del tempo che vola via…della nostalgia. Solo Guertler della Saar fiuta insieme a Mario Rapallo il carisma e il potenziale di Vasco che vede nascere “Ma cosa Vuoi che sia una Canzone” prodotto dalla Lotus. Ma figurarsi….questi sono gli anni dei famosi cantautori italiani…Dalla, De Gregori, Cocciante, e non dei famigerati rocker emiliani. L’attività del Blasco non è vista di buon occhi dagli abitanti di Zocca e anche un po’ dalla mamma Norina che lo vorrebbe a fare due conti dietro una bella scrivania di una bella…Banca.
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